Michele Provinciali : un Maestro, un Amico.

Michele Provinciali _ Compasso d’Oro ADI alla carriera
Ancient Iranian symbol of Musyan’s bove

ENG_The trip to Iran marks a turning point in Michele Provinciali’s life. From 1968 to 1976 he crossed the two central deserts several times in search of origins, where a track in the Dasht-e Kevir bears his name. From this experience the book was born: “Iran the dawn of civilization.”
Art Direction and project book : Michele Provinciali, (1923-2009).
Texts by : Giuseppe Tucci (presentation), Maurizio Tosi, Michele Provinciali.
Photographs : Ennio Vicario
On the cover Provinciali uses the ancient Iranian symbol of Musyan’s bove.

ITA_Il viaggio in Iran segna una svolta nella vita di Michele Provinciali. Dal ’68 al ’76 egli attraversa più volte i due deserti centrali alla ricerca delle origini, dove una pista nel Dasht-e Kevir porta il suo nome. Da questa esperienza nasce il libro: “Iran l’alba della civiltà.”
Art Direction e progetto: Michele Provinciali, (1923-2009).
Testi di: Giuseppe Tucci (presentazione),
Maurizio Tosi, Michele Provinciali.
Fotografie: Ennio Vicario
In copertina Provinciali utilizza l’antico simbolo iraniano
del bove di Musyan.

Michele Provinciali : un Maestro, un Amico.

” Sarebbe una condizione avversa al “cuore pensante” s’io potessi offrirvi parole espresse con propositi di chiarezza. Purtroppo non posso farlo essendo io stesso un uomo di metafore, evocativo con forti venature di fabulazione, legato all’emozione per filo ombelicale, soprattutto in questo momento, dinanzi alla vostra attesa di un messaggio, che seppur traslato, non è per nulla facile”.

Si laurea nell’anno 1947 in Urbino con una tesi sulla critica raffaellesca ed è nominato assistente di Pasquale Rotondi alla cattedra di storia dell’arte nella stessa università. Nel 1951, con la presentazione di Giulio Carlo Argan, Walter Gropius, Marcello Venturi, vince una borsa di studio Fullbright che lo conduce a Chicago a frequentare l’Institute of Design, fondato da László Moholy-Nagy nel 1947 come New Bauhaus.

Rientra in Italia nel 1953.

Collabora con Luigi Moretti al numero 7 di “Spazio”. L’anno 1954 è inviato alla X Triennale di Milano come grafico e coordinatore della sezione “Industrial design”. Per questo lavoro riceve il diploma internazionale d’onore e la medaglia d’oro. Nel 1955, in collaborazione con Gino Valle, riceve il Compasso d’oro per l’orologio Solari. Da questo momento inizia la sua attività di art-director principalmente nell’ambito dell’arredamento industriale e della grafica editoriale. Opera con enti e industrie di spicco nazionale ed internazionale: Kartell, Sic Mazzucchelli, Zanotta, Cassina, Arflex, Velca, Gavina, Simon, Snaidero, Pirelli, Splügen Bräu, De-Bi, Cedit, Faver, Impruneta, Ente Vini di Romagna, Rai Tv, Banca d’Italia, Vogue Condé Nast, Player’s, Benson & Hedges, Iperen, Frank Soriano, Jacorossi, Alinari. Vanno ricordate pagine e copertine per “Stile Industria”, “Domus”, “Qualtà”, “Imago”, “Casa Novità”, “Abitare”, “Edilizia Moderna”. L’incontro con Vittorio Gregotti segna il vertice del suo stile “impaginativo”. Nell’ambito della progettazione editoriale devono essere citate: Piero Della Francesca, edito dall’Istituto Editoriale Italiano, New York Arte e persone, edito da Longanesi, Francesco di Giorgio Martini nel Palazzo Ducale di Urbino, Iran l’alba della civiltà editi da Provinciali e Spotorno editori. Per Michelangelo Antonioni progetta il manifesto de l’Avventura e, nel 1969, i titoli di testa per la versione inglese di Zabriskie Point. Nel 1975 vince la “Silver award” dell’Art Director Club di Londra con l’opera Le sedie di Mackintosh. Michele Provinciali collabora, per allestimenti e ambienti, con gli architetti Giò Ponti, Alberto Rosselli, Vico Magistretti, Valerio Morpugno, i fratelli Castiglioni, i fratelli Arbizzoni. Dal 1971 è docente al corso superiore di grafica di Urbino, ora Istituto Universitario Isia.

È stato progettista consulente presso i Comuni di Pesaro e Santarcangelo di Romagna per il colore come fattore d’intervento nel contesto urbano. Michele Provinciali, dopo lunghi viaggi in Persia, dove una pista nel Dasht-e Kevir porta il suo nome, è vissuto a Novilara, vieppiù interessato alla creazione dell’immagine e del linguaggio iconico. A questo periodo, intensamente vissuto, appartengono gli affreschi e gli intonaci su pomice esposti nel 1980 alla galleria Bergamini in Milano. Tutte le opere dell’attività professionale e alcuni pezzi delle sue ricerche sono raccolti il Centro Studi e Archivio della comunicazione, dipartimento progetto dell’Università di Parma.

“La realizzazione di oggetti come “entità” a sé stanti è indubbiamente una delle caratteristiche della nostra epoca. Anche se, lungo i millenni d’una creazione artigianale, l’uomo era diventato un “creatore d’oggetti”, certamente è solo nella nostra era postindustriale che questo fatto assume un valore così universale e ubiquitario, per una precisa ragione: la possibilità iterativa che ha popolato il nostro universo di elementi la cui caratteristica non è tanto quella di essere più o meno economici, più o meno estetici, quanto di essere costantemente “spendibili”. La stessa “tesaurizzazione” degli stessi dipende dalla loro ubiquitarietà. L’operazione compiuta da Provinciali, insomma, è basata sul riconoscimento d’una particolare espressività che questi modesti contenitori di plastica assumevano in seguito, all’azione del mare, delle onde, della sabbia che li ha deformati, alterandone profondamente la sagoma, ma lasciando tuttavia riconoscibili le primitive forme essenziali.” (Gillo Dorfles)

L’itinerario di tutta la sua opera lo colloca tra i maestri del progetto grafico contemporaneo. La sua grande cultura, l’attenzione continua per le suggestioni delle avanguardie artistiche e il suo profondo umanesimo sono un’indicazione di libertà, altra, che gli ha consentito il superamento degli schemi disciplinari e delle mode. Una lezione, la sua, eccezionalmente utile per l’educazione delle nuove sensibilità che operano nel mondo della comunicazione.

L’Umanitaria e la Scuola del Libro : una Bauhaus italiana. Una scuola-laboratorio capace di imporsi anche a livello europeo nel campo della tipografia prima, e della grafica e della fotografia dopo, anticipando e sperimentando anche la pubblicità, il design e la comunicazione visiva. Dal 1904, quando l’Umanitaria salva dal tracollo la vecchia Scuola Professionale tipografica di Milano, l’avventura della Scuola del Libro non ha eguali. L’impronta programmatica della Società Umanitaria è metodica e modella un istituto all’avanguardia, che nei decenni diventa un passaggio obbligato, che unisce il perfezionamento professionale e la qualificazione del lavoratore ad una forma di educazione globale che apre la mente ed eleva l’uomo. Questo volume presenta la storia della Scuola del Libro attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, che ne ricostruisce le tappe attraverso studi critici e testi inediti; una sezione non trascurabile del volume è stata dedicata ad una serie di testimonianze e ricordi di docenti e allievi (da Raffaello Bertieri a Bob Noorda, da Albe Steiner a Giancarlo Iliprandi, da Enzo Mari a Michele Provinciali, da Antonio Tubaro ad Antonio Arcari, da Gianfranco Mazzocchi a Toni Thorimbert), che arricchiscono la narrazione con la viva voce di chi ha reso il capoluogo lombardo la capitale dell’editoria. Un altro esempio di come l’Umanitaria ha fatto grande Milano.

Michele Provinciali : “Alla Scuola del Libro si concedeva una libertà assoluta ai docenti che avevano per la prima volta la possibilità di sperimentare un ampio campo di possibilità. I docenti erano motivatissimi, e gli studenti frequentavano con entusiasmo. Sembrava quasi di rivivere un’atmosfera ottocentesca per la dedizione reciproca da parte di docenti e studenti, tra i quali si creava un rapporto psicologico forte, quasi di dipendenza, indifferentemente dalle ideologie politiche o di partito”

L’opera grafica di Michele Provinciali, l’autore del marchio di Snaidero, di sigle della RAI, di numerose copertine di riviste, fra cui Domus, è qui illustrata attraverso immagini, interviste e brevi scritti. Il grafico pesarese ha anche collaborato con Ugo Mulas, Achille Castiglioni e, per il design industriale, con Vittorio Gregotti. Il progetto grafico del volume è firmato dallo stesso Provinciali.

Michele Provinciali, Parma 1920 – Pesaro  12 marzo  2009

 

Lucetta e Michele

ARCHIVIO STORICO DEL PROGETTO GRAFICO AIAP http://www.aiap.it/cdpg?IDsubarea=169&IDsez=182

Omaggio a Michele Provinciali di Antonio Motolese suo allievo all’ISIA di Urbino